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Aché

STORIA

Sono conosciuti anche come Guayaki, appellativo estraneo alla loro cultura, dotato di connotati dispregiativi, che significa letteralmente “topo della foresta”. Essi, invece, si chiamano Aché, espressione che significa persona, persona vera.
Questi indigeni attirano l’attenzione per il colore della loro pelle (bianca), per gli occhi chiari, la barba per gli uomini e altri connotati che li differenziano da altri indigeni abitanti della stessa selva orientale. A tale proposito si è anche ipotizzata una loro discendenza da popoli esotici, come i vichinghi, i giapponesi o altre etnie asiatiche.
Vari autori hanno studiato il tema della loro appartenenza alla famiglia linguistica Guaraní, formulando due ipotesi: secondo una teoria gli Aché erano originariamente Guaraní che svilupparono una loro propria cultura; secondo un’altra tesi si tratterebbe di un gruppo etnico differente che fu “guaranizzato”, ovvero soggiogato culturalmente da indigeni guaraní.
Gli Aché resistettero vigorosamente ai bianchi, si rifugiarono nelle foreste tropicali della Regione Orientale del Paraguay e furono oggetto di brutale persecuzione. Nel 1941 lo studioso Miraglia scrisse: "Per i contadini paraguaiani dell’est, uccidere un Guayaki non solo non è delitto, ma costituisce una azione degna, come cacciare un giaguaro". Venti anni dopo lo stesso Miraglia riferiva che la situazione era peggiorata perché “i Guayaki, la cui riserva di caccia si riduce progressivamente, spinti dalla fame, saccheggiano piantagioni di mais e mandioca e abbattono bovini per procurarsi cibo... gli schiavisti organizzano vere battute di caccia alla loro ricerca.”
Gli Aché erano nomadi e molte delle loro abitudini erano dovute dalla necessità di potersi muovere più facilmente. Come dimora utilizzavano ripari temporanei. Viaggiavano in piccoli gruppi composti da poche famiglie.
Sono organizzati in comunità consistenti in reti di parentele che condividono cibo e alloggio. Le decisioni vengono prese per consenso. Fra esse la scelta del cacique, scelto in base alle sue qualità di leader. Se non è in grado di soddisfare le necessità della sua gente deve permettere che si scelga un successore.
La carne è la base della loro dieta e coloro che le procurano, gli uomini, sono rispettati per la loro abilità di cacciatori.
I loro archi sono lunghi (più di due metri), sono fatti con legno di palma pindò e non si rompono mai.
Per armarli gli Aché piantano una estremità nel terreno, avvicinano al petto l’ altra estremità e allontanano il centro con il piede allungando la gamba.
Il rapporto tra uomini ed animali è fondamentale nella visione del mondo degli Aché. La genesi delle anime dei bambini deriva dalla carne che mangiano le loro madri quando sono incinte.
In tempi remoti venne il diluvio. Acqua colorata trascinò via tutti gli Aché, tutti gli animali e anche gli uccelli. Il liquido prese il colore del sangue. Si salvarono solo un uomo e la sua donna, che era incinta, i quali si arrampicarono su di una palma altissima.
Uomini ed animali stavano agonizzando, quando apparve Mberendy, l’onnipresente, colui che cura la vita e si trova nel cielo e nella foresta.
Un uomo Aché gridò: “sono un carpincho!” Mberendy disse: ”tu vivrai nuotando”. Un altro gridò: “sono un tapiro!” Un altro: ”sono un coccodrillo!”. Mberendy confermò.
Tutti gli animali erano Aché (persone) e non erano selvatici, erano amici degli uomini.
Quando gli Aché volevano cacciare li chiamavano e li colpivano con le frecce.
Gli animali divennero selvatici e feroci solo dopo un dialogo con Mberendy.
Tratto da "Los indígenas del Paraguay", di José Zanardini e Walter Biedermann.

 

La Comunità di Puerto Barra

Informazioni logistiche.
Puerto Barra dista circa 400 km da Asunción.
A qualche decina di km da Ciudad de L’Este, percorrendo la Ruta n.7, bisogna prendere a destra l’imbocco della Ruta n.6 che si percorre per 63 km, passando la città di Santa Rita. Appena superato a sinistra il bivio per Naranjal, arrivati al km. 186, sulla sinistra si vede un grande cartello che indica l’accesso a Puerto Barra tramite una strada sterrata di terra rossa lunga 13 km.
Ampie possibilità di alloggio a Naranjal e a Santa Rita.
Nessun problema di rifornimento carburante.

 

 

Reperti del passato - materiale originale:
Collezione Guido Boggiani, Museo delle Civiltà di Roma - Italia
Museo Ambrosetti di Buenos Aires - Argentina
Foto: Gherardo La Francesca

"Activos culturales"

 

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Reperti del passato

 

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