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Ava Guaraní

Gli Ava Guaraní appartengono alla grande popolo Tupi Guaraní che, a partire dal secolo XIII (alcuni studiosi ipotizzano già nel XII secolo), iniziò una migrazione dalla regioneamazzonica, verso sud-est, alla ricerca della mitica Terra senza Male (ivy imaraa). Fino alla fine del secolo XV, avanzarono dall’est Del Río Paraguay verso le pendici della Cordigliera delle Ande, spinti dalla pressione demografica, da motivi religiosi o dalla necessità di rifornirsi di metalli. All’arrivo degli europei erano l’etnia più numerosa del continente.
Nel XVI secolo si verificarono due importanti eventi che diedero impulso alla avanzata Guaraní nella regione del Gran Chaco.

Nel 1524 dall’isola di Santa Catarina, situata nel meridione del territorio oggi appartenente al Brasile, partì una spedizione di circa 2.000 guerrieri al comando dell’ispano/portoghese Alejo García. García era arrivato in America Meridionale 9 anni prima, nel 1515, a bordo della piccola flotta comandata da Juan de Solís, inviata dalla corte di Siviglia con l’incarico di esplorare la costa del continente, alla ricerca di un passaggio che permettesse una rotta verso il Pacifico per raggiungere le favolose isole delle spezie orientali. Era il sogno, se non l’ossessione, che aveva animato tutti i grandi esploratori, a cominciare da Cristoforo Colombo, e che sarebbe stato realizzato da Magellano solo nel 1522. La flotta penetrò nel Río de la Plata, accertò che si trattava di un immenso golfo e non di un tratto di mare (Juan de Solís lo chiamò Mar Dulce) e iniziò un tormentato viaggio di ritorno. Lo stesso ammiraglio finì divorato dai feroci Charruà nei pressi della costa Uruguaya. La nave sulla quale si trovava Alejo García fece naufragio sulle coste di Santa Catarina. García perse contatto dai suoi compagni e fu sbattuto dai marosi su di una spiaggia, nei pressi di un accampamento di Guaraní i quali lo accolsero e gli diedero ristoro. Il naufrago trascorse quasi due anni idilliaci convivendo serenamente con i suoi salvatori e con un numero imprecisato di mogli indigene. Poi il tarlo dell’Eldorado, del “Re Bianco” o della montagna d’argento, iniziò a lavorare. L’Eldorado, oggi lo sappiamo bene, non è mai esistito, ma la montagna d’argento era ed è tuttora una realtà: il Cerro Rico, un monte di forma conica nelle cui viscere si celavano ricchissime cave di argento e nei cui pressi sarebbe sorta, ed avrebbe prosperato, la città di Potosí. I 2000 guaraní attraversarono il Chaco Boreale, misero in scacco il ben più potente ed organizzato esercito inca ed arrivarono sin quasi a Potosí.

Un secondo importante evento ebbe luogo nel 1526, quando García era morto da quasi un anno. Sopravvissuto a traversate in mari tempestosi e sconosciuti, a naufragi e battaglie, era stato trucidato in una imboscata tesa dai Guaycure, acerrimi nemici dei Guaraní. Questi decisero di riprendere il cammino verso sud est e iniziarono la risalita del Pilcomayo, affluente Del Río Paraguay, nel quale sbocca all’altezza del luogo ove fu fondata, 15 anni dopo, nel 1541, la città di Asunción. Attraversarono l’immensa pianura del Chaco Boreale, in gran parte rimasta inesplorata dagli spagnoli fino alla fine del secolo XIX. I Guaraní avanzarono, seguendo il corso del Pilcomayo, finché la pianura fu sostituita da un paesaggio montuoso, e si addentrarono nelle attuali province di Tarija e Chuquisaca. Qui presero, con gli anni, il nome di Ava Guaraní, aggiungendo l'espressione Ava che nel loro idioma significa uomo.

La Comunità di Monteagudo (Bolivia)

Da Nueva Pompeia alla frontiera Boliviana ci sono 990 km.
Dopo il tratto non asfaltato fino a Miraflores, con l’ eccezione delle buche prima di Comandante Fontana, la strada è scorrevole. Poi diventa decisamente veloce, dritta, con fondo eccellente e poco frequentata. Si può dormire a Tartagal una cinquantina di km. prima della frontiera ove si trovano alberghi di varia categoria. Il problema può essere rappresentato dalla frontiera di Yacuiba ove i controlli sui documenti delle auto sono inflessibili e pignoli. Se si viaggia su auto non propria è necessario essere muniti di un “poder”, procura del proprietario. Una semplice “certificación“ notarile o autentica della autorizzazione firmata dal proprietario non è assolutamente sufficiente a varcare la frontiera.
Da Yacuiba a Monteagudo ci sono 416 km. all’inizio abbastanza rettilinei e pianeggianti. Poi si comincia a salire, la strada si fa più tortuosa e si abbandona il paesaggio tipico del Chaco. La vegetazione è un misto affascinante di piante tipiche delle pianure con altre tropicali.
Monteagudo è anche raggiungibile, per il viaggiatore che non provenga dal Paraguay, dalla città boliviana di Santa Cruz de la Sierra con un percorso di 450 km percorribili in circa 6 ore.
Dopo Camir ci sono lunghi tratti di sterrato fin quasi a Monteagudo. Sono però iniziati lavori per asfaltare l’intero tracciato che sale fino a 1600 metri per poi discendere a 1200. Nella buona stagione non è comunque indispensabile un fuori strada.
A Monteagudo gli hotel Algarrobo e Ibáñez offrono ospitalità semplice ma confortevole.
Pittoresco il mercato alimentare dove si può anche mangiare.
Distributore di carburante.

 

 

Reperti del passato - materiale originale:
Collezione Doroteo Giannecchini, Museo Etnologico Sistema Museale Università di Firenze - Italia
Foto: Gherardo La Francesca

"Activos culturales"

 

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Reperti del passato

 

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