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Wichí

I Wichí fino a non molto tempo fa erano conosciuti nella letteratura come matacos, mataguayos e vejoces, in Argentina. In Bolivia venivano denominati “noctenes” e qui vengono oggi riconosciuti attraverso l’etnonimo weenhayek; in Paraguay invece erano conosciuti come güisnay. Oggi vivono prevalentemente in Argentina e precisamente nella parte occidentale della provincia di Formosa, nel nord-ovest del Chaco e nella parte orientale di Salta. In Bolivia invece comunità wichí le troviamo nel Dipartimento di Tarija, nella provincia del Gran Chaco.

Secondo il Censo Nacional de Población, Hogares y Viviendas dell’anno 2010 i wichí in Argentina sono 50.419. Si tratta di gruppi che oggi condividono la lingua wichi (wichi-hlamtes) che però, a seconda della zona, presenta dialetti anche molto specifici. Insieme alle lingue chorote, nivaclé e macá formano la famiglia linguistica mataco-mataguaya. Tale lingua è rimasta orale sino all’arrivo nel 1911 dei missionari protestanti della South American Missionary. Essi si dedicarono all’apprendimento metodico della lingua oltre che all’evangelizzazione delle diverse comunità. È infatti del 1913 la prima grammatica e il primo vocabolario wichí/spagnolo redatto dal reverendo Richard Hunt. Oggi i Wichí si sono organizzati in piccole comunità prevalentemente sedentarie, di piccole dimensioni, omogenee e dislocate in zone rurali.

Seguendo Rodrigo Montani possiamo definire i Wichí come “un gruppo etnolinguistico senza una organizzazione politica centralizzata dove i legami e le alleanze di parentela costituiscono l’asse strutturante le relazioni sociali” (Montani 2017, 21). Si tratta di gruppi uxorilocali e bilaterali che scelgono il proprio coniuge all’interno di famiglie (o meglio di “parentele”, kindred) conosciute. Per questo nella letteratura etnografica troviamo discussioni, anche accese, che oscillano tra la preferenza endogamica ed esogamica del gruppo. Tradizionalmente erano semi-nomadi, organizzati in bande e si dedicavano alla caccia, alla pesca, alla raccolta (di frutti e miele) e a una incipiente orticoltura. Nella seconda metà del secolo XIX sono stati incorporati violentemente come manodopera temporanea e poco costosa nelle piantagioni di canna da zucchero, in quelle di cotone e nelle segherie. Sono infine stati annessi politicamente alla nazione argentina tra il 1870 e il 1911 attraverso campagne militari.

Oggi vivono in quello che denominano “monte” (tahnyi) e la loro situazione economica, politica, ecologica e medica è critica. Le cause sono diverse e rimangono complesse. Anche dove la terra è stata restituita e i Wichí posseggono il titolo di proprietà, il disboscamento è massiccio, le coltivazioni di soia transegenica incombono e la malattia di Chagas rimane endemica. I Wichí vivono di pensioni erogate dallo stato argentino, sono impiegati in lavori temporanei. Continuano in parte le loro attività tradizionali, gli uomini cacciano e le donne raccolgono, ma tali attività non rappresentano la loro fonte principale di sostentamento e vengono svolte in maniera sporadica e irregolare. Malnutrizione e obesità sono dunque patologie piuttosto diffuse e dovute proprio al cambiamento repentino delle abitudini alimentari e di stile di vita. Le donne si dedicano all’artigianato e fabbricano artefatti di chaguar (vocabolo generico per indicare diverse piante bromeliacee da cui viene estratta fibra per produrre filo per tessere. Di derivazione quechua viene utilizzata prevalentemente nel Chaco occidentale, in quello orientale si usa il termine guaraní, caraguatá) e di ceramica (“barro”/ihnyat) gli uomini invece si dedicano alla manifattura di oggetti di palo santo (hokw, sp. Bulnesia sarmientoi), molto apprezzati nel mercato nazionale. 
(Zelda Franceschi, 2018)

 

Bibliografia essenziale

Alvarsson J-A. 1988. The Mataco of the Gran Chaco: An Ethnographic Account of Change and Continuity in Mataco Socio-Economic Organization. Acta Universitatis Upsaliensis, Upsala Vol. 11.

Barúa, G. 2007 Un arte delicado. Relaciones entre el parentesco, el conflicto y el acontecimiento entre los wichí del Chaco Central. Editorial Dunken, Buenos Aires.


Braunstein, J. 1983. Algunos rasgos de la organización social de los indígenas del Gran Chaco. In Trabajos de Etnología, Publicación N.2 Buenos Aires. pp. 9-102.

Dasso M.C. 1999. La mascara cultural. Ciudad Argentina, Buenos Aires.


Montani R. 2017. El mundo de las cosas entre los wichís del Gran Chaco. Un estudio etnoligüístico.  
 Instituto de Misionología – ILAMIS, Cochabamba.

Palmer J. H. 2005. La buena voluntad wichí: una espiritualidad indígena. Grupo de trabajo Ruta 81, Buenos Aires.

 


La Comunità di Nueva Pompeya



Per giungere a Nueva Pompeia si passa per il parco Nazionale dell’Impenetrable.
Nueva Pompeya dista da Castelli 167 km. La strada n. 9, per i primi 50, fino a Miraflores, è asfaltata. I successivi chilometri sono di sterrato, agevolmente percorribili con buon tempo. In caso di piogge forti è indispensabile un buon 4x4 e, come in tutto il Chaco, vanno prese informazioni sulla percorribilità prima di mettersi in marcia.

Ci si addentra nella regione che nell’800 era stata denominata come l’Impenetrable, per la mancanza di strade, il clima torrido nel periodo estivo e le condizioni disagevoli che poneva a chi tentava di addentrarvisi. È questo, oggi, un serbatoio immenso di risorse naturalistiche praticamente intatte. Il Masterplan turistico della provincia del Chaco contempla il parco nazionale El Impenetrable.


Da Nueva Pompeia, a differenza di quanto sembra da carte stradali, non si può risalire a Laguna Yema per riprendere la Ruta n. 81, per mancanza di ponti sul rio Vermejo. Esistono solo piccole zattere in grado di trasportare pedoni o motociclette. È pertanto necessario ripercorrere il cammino fatto ripassando per Castelli e per Comandante Fontana. A Nueva Pompeia ci sono due discreti alberghi, l’hotel Clemente e il Chaco Impenetrable, e un distributore Shell con buon combustibile.

 


Reperti del passato - materiale originale:
Collezione Doroteo Giannecchini, Museo Etnologico Sistema Museale Università di Firenze - Italia
Dipinti di donne Wichi di Mision Chaquena
Foto: Gherardo La Francesca, Riccardo Tiddi, Posada Tantanacuy

"Activos culturales"

 

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Reperti del passato

 

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